Canti, pensieri, ricordi, parole su un mondo che nasconde ancora delle piccole fortezze di pace e semplicità... coi loro viandanti

Nome: Giacomo D'Alessandro e Alessandro Romi
Siamo amici. E viandanti. Siamo fratelli di viaggio, anche tramite questo blog, e siamo missionari dello spirito della natura e curatori dello spirito dell'uomo perso nel materiale moderno. Siamo Giacomo e Alessandro ma anche Giandil ed Hawk, uomini e raminghi, guerrieri e pacificatori.
Alla luce della luna
I nativi americani
Il mondo celtico
Il mondo degli Elfi
J.R.R.Tolkien, il maestro
L'elfa luthany e il suo mondo
L'infinità del pensiero
La musica dei Lingalad
Piccole fiamme sul cammino incerto
Piccoli Riflessi
Qualcosa di Straordinario
oggi
ottobre 2008
settembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
aprile 2008
marzo 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
visitato *loading* volte

10 ottobre 2007. A metà pomeriggio Hawk mi telefona sconvolto. Chiamo immediatamente Efran.
Mezz'ora dopo vado a prenderlo alla stazione. Due ore dopo incontriamo Hawk. E insieme, passo dopo passo, risaliamo la strada verso San Bartolomeo della Certosa, i volti scuri, i cuori spezzati.
10 ottobre 2008. Ricevo da Efran questo sms: " Ti dico un pò di parole.. Bonelli, un anno, Varazze, canzone, capodanno, incontri, viaggio, noi tre, Prato, noi tutti, unione, bivacco, riunioni, post, prato e oggi. LUI E' SEMPRE CON NOI. "
Per una veglia di stasera ho scritto un libretto intitolato "In cammino sul sentiero più grande". Tra poco, con tutti i ragazzi di Pratorotondo ci incammineremo verso i Giovi, dove staremo insieme nel luogo in cui riposa. Questi giorni segnano il prosequio di tanti cammini comuni e individuali, che a partire da un anno fa sono diventati molto più forti e sigillati al suo insegnamento.
E' proprio vero, lui è sempre con noi. Vivo.
Hawk. Giandil. Efran. Tre fratelli in viaggio. Finalmente.
Ci siamo incontrati, provenienti dalle nostre differenti realtà, l'11 agosto, a Limone Piemonte. In casa di Hawk abbiamo rifinito il bagaglio, le provviste di cibo, l'itinerario per i giorni seguenti.
La mattina dopo, molto presto, siamo partiti.
Primo giorno.
Una lunga e soleggiata salita fino a Passo Ciotto Mieu. Discesa fino al villaggio di Palanfrè. Nuova estenuante salita sotto un'afa torrida e su un sentiero maltenuto e selvatico, fino al Passo della Garbella. Discesa lunga e ripida fino a Trinità d'Entraque. Rifocillati al rifugio, ci accampiamo poco distante in una macchia di pini lungo la strada per Entraque. Fuoco e cena in riva al fiume. Serata al rifugio in compagnia di un ragazzo di Genova e della figlia del gestore, suonando e cantando con la chitarra. Il tempo volge al peggio, ci viene offerta una tenda da due nel cortile del rifugio. Trasferiamo lì l'accampamento mentre inizia a piovere. Notte stretta e rumorosa.
Secondo giorno.
Sveglia molto presto. Tempo sereno ma umido. Ci laviamo alla fontana del paese, sistemiamo i bagagli e ci incammianiamo fino a Entraque, dove facciamo un'abbondante colazione. Lungo l'asfalto giungiamo a fondovalle, in prossimità di Valdieri, e prendiamo a salire verso S.Anna di Valdieri. Giunti a S.Lorenzo, oltre metà strada, per il caldo e il duro asfalto facciamo qualche km di autostop. A S.Anna facciamo rifornimento di cibo, poi prendiamo a salire lungo la strada per il Rifugio Livio Bianco, sotto un caldo insopportabile. Ci accampiamo a lungo per il pranzo. Giunti ad una grande piana, tiriamo su verso Colle Marchiana, ma non c'è più il sentiero, e il dislivello è molto lungo e ancora più faticoso. Scollinato, poco sotto ci accampiamo. Una valletta immacolata piena di camosci. Ceniamo e dormiamo sotto la volta stellata, a 2000 m di altitudine.
Terzo giorno.
Sveglia tarda, buonissima nottata. Nel gelo mangiamo e, sistemati gli zaini, scendiamo verso il sole della vallata. Fatica a tenere sentiero e direzioni, soprattutto in fondo. Giungiamo ad Aisone dopo lunghissimi tornanti su asfalto, sfiancanti. Da lì tiriamo in su verso Vinadio. Di nuovo per l'ora caldissima e l'asfalto fatale, dopo metà strada facciamo autostop per qualche km. A Vinadio ampia pausa pranzo e rifornimenti. Il tempo è incerto. Saliamo su strada per i kenion del monte Nebius fino a paesini sperduti e, infine, verso sera al rifugio Nebius, col rischio di trovarlo chiuso. Faticosa entrata con le persone già presenti che avevano prenotato per loro. Sistemazione giacigli per terra nell'entrata. Cena calda e serata in compagnia dei gestori, simpatici e accoglienti. Notte travagliata e rumorosissima.
Quarto giorno.
Prestissimo partiamo. Imponente dislivello da affrontare freschi. Il tempo è buono. Giungiamo in cima a Colle Moura delle Vinche e da lì in cresta a Colle Serour. Tentiamo di mantenere il dislivello guadagnato con un taglio selvaggio e senza sentiero direttamente a scollinare verso Colle Bandìa. Riusciamo a scollinare ma poi non a scendere completamente. Taglio fallito. Mentre tentiamo di tornare indietro inizia a piovere. Scendiamo verso Gias Salè, poi a fondovalle prendiamo a salire verso Colle Bandìa. Pranziamo. RIpartiamo e inizia a grandinare. Ci coglie il temporale, ci accucciamo sotto il nylon, poi dopo molto avanziamo coperti, provando a superarlo. C'è un vento gelido e piove contro di noi. Ultimiamo infine la salita alle Caserme del Colle Bandìa. Da lì saliamo a un altro passo che dà sul vallone di Rocca la Meja. Siamo ormai nelle nostre zone. Percorriamo sotto le sferzate del vento gelido, ancora grandine, e pioggia saltuaria, tutta la valle sotto la Meja, fino all'Agriturismo omonimo. Saliamo quindi fino al Rifugio Gardetta, lungamente e controvento. Rifocillati nel rifugio, saliamo al Colle Gardetta. La salita del nostro viaggio è finita. Scendiamo ormai estasiati e radiosi, anche se sfiniti dai disagi del viaggio, fino a Prato Ciorliero. Quindi Viviere, villaggio dove sono i nostri genitori ad accoglierci. E giù, ormai vittoriosi, fino a Pratorotondo.
Conclusione.
Calcoliamo di aver percorso quasi 100 km in quattro giorni. Il totale del dislivello fatto (salita e discesa insieme) dovrebbe ammontare a quasi 10'000 metri. Le valli in cui siamo passati sono circa 8.
Ma questo è nulla confronto all'unione fraterna tra noi stessi e tra noi e la terra che si è costruita e plasmata sempre più, durante questo intrigo di passione, disagio, emozione, spirito e corpo, che è sempre il viaggio, ma in questo caso, ancor più, che è stato il nostro viaggio.
Giandil, Hawk, Efra
Ho curiosato e camminato per coste selvagge, esplorato baie e calette deserte, ammirato dalle cime più alte la spina dorsale di un'isola che si contorce a pelo d'acqua.
Ho cercato me stesso nell'emozione di un soffio di vento salmastro.
Il viaggio è sempre, il viaggio è vita, il viaggio prosegue.
Un abbraccio, Giandil
" Dublino è effettivamente incantevole. Tipica ma naturale, antica e funzionale, accogliente e vitale. Si percepisce il senso dei guerrieri di pietra e metalli e il senso dei vagabondi intellettuali di inchiostro e pagine e scrivanie. Abbiamo camminato per tutta la città venendo a contatto con il suo proprio mondo."
"Gli zaini sono molto pesanti, temiamo di soffrirli sulle Wicklow. Speriamo bene, è anche difficile da qui liberarsi di eventuale roba superflua (senza doverla buttare)." (18 giugno)
"Valli e colline sconfinate e verdissime, case in pietra diroccate, sentieri vagabondi, laghi e ruscelli." (20 giugno)
"La Wicklow Way, larga e ben battuta, ci ha portati fino al crocevia incontrato anche il giorno precedente per la Lakes’ Tour, e di lì verso sud nella lunga “scavalcata” del Mullech Lore, un colle boscoso. Abbiamo per via conosciuto un tedesco del sud ovest della Germania (Blackwood), e parlato bene con lui del viaggio, dei posti, dei tempi, del più e del meno."
"Abbiamo sviluppato moltissimo il nostro già fraterno rapporto. Nell’organizzare, faticare, scegliere, preferire, decidere, non abbiamo mai litigato pur avendo opinioni diverse o contrastanti." (22 giugno)
"L’attesa e le fantasticherie di questo viaggio sono state di molta spiritualità, contemplazione, pace e armonia di spirito. [...] L’impatto col viaggio è stato, è, totale, come dev’essere. Non ho quasi tempo per contemplazioni spirituali “estatiche”, è tutto un accapigliarsi fisico e materiale, razionale specialmente nel gestire sé stessi allo sbaraglio per terre selvagge."
"La grande traversata Rathdrum-Laragh ci ha portati a completare un anello iniziato proprio a Glendalough. [...] C’è molta gente in viaggio con noi. Ognuno si differenzia per qualche sensazione particolare che a prima vista trasmette. La mia chitarra è sempre al mio fianco, come era quella mattina alle 5’45 a smontare la tenda zuppa sotto il diluvio nelle selvagge e deserte alture delle Wicklow." (24 giugno)
"Mi sale un magone di commozione come se nel ritorno, nella –apparente- fine, cominciasse solo ora il vero viaggio, o meglio l’esito e l’essenza vera, e il completamento del viaggio appena conchiuso: la grande vita tra le emozioni, le conoscenze, le realtà, le contemplazioni, sorte e costruite ed esplose da questo viaggio."
-Tratto dal diario di viaggio "Irlanda 17-21 giu 2008"-
A presto amici miei, Giandil (con Lorengolfin compagno)
E' giunto il mio primo viaggio. Un viaggio grande, lontano, misterioso. Un'avventura.
Prima di mettersi in viaggio, i pensieri corrono rapidi e lo spirito si immerge già nella dimensione di "cammino naturale" che presto sperimenterà. Domani salirò su un aereo che salperà alla volta del grande Nord. Verso quelle isole estranee ammantate di leggende, foschie, incantesimi, voci... Di spiriti mitici, di tempi che furono, di canti della terra.
Vedrò infine l'Irlanda, dopo anni di sogno. E vi camminerò dentro, a contatto con la più piccola zolla d'erba, con la più insignificante delle persone che vi abitano. Saremo io e Lorengolfin, un compagno di viaggio della mia vita. Il nostro primo viaggio vero, come lo intende un Ramingo. Zaini in spalla, tenda e sacco a pelo, qualche vestito, utensili da strada, cibo essenziale, qualche mappa. Gambe in spalla. Occhi aperti, spirito pronto, mano ferma.
Per poi arrivare la sera a poterci sedere attorno a un fuoco caldo, chitarra alla mano, qualche parola perduta da sussurrare in canto, stelle e fronde da mirare nel crepuscolo nascente. La vita che scorre, l'amicizia che ama, lo spirito che sorge.
Porto con me un piccolo quaderno ancora immacolato. Penso che scriverò lettere a tutti i miei cari, da lassù. A me stesso. Penso che scriverò. Penso. E mi incanto.
Ci vediamo al ritorno.
Giandil
Andiamo al nucleo di come questo blog rappresenta la parte più vera di noi stessi. Andiamo all'essenzialità del nostro spirito. Il "canto del ramingo". Cosa vuol dire? Canto può essere un'armonia di musica e parole, ma può anche essere un "angolo", un rifugio, un luogo più nascosto e tranquillo.
E il ramingo? Perchè ci definiamo "raminghi"? Cos'ha in sè di pratico e vero questa parola?
Ramingo è colui che viaggia. Colui che si mostra semplice, silenzioso all'apparenza ma disposto in realtà all'ascolto, alla contemplazione. Ramingo è colui che sa fermarsi per lo stupore e la profondità davanti alle bellezze del mondo e dell'uomo, che sa porsi in ascolto, evitando inutili parole o strumentazioni, ma semplicemente nel viaggiare osserva, apprende, arricchisce il suo spirito nella conoscenza di sè stesso e del mondo, di quel qualcosa di più che si avverte dietro all'armonia naturale. E che ama, ramingo è colui che ama, tutti, tutto, nei suoi viaggi, che si ferma per guardare ma per amare, e mettersi a servizio degli altri.
Il ramingo crede nell'impossibile; e poichè ci crede l'impossibile avviene attorno a lui.
Il ramingo guarda il sole che tramonta e dice: " Mi sei scappato ancora! Ma domani ti prenderò!".
A tutti voi nostri amici,
Giandil ed Hawk
La cosa più naturale mi è sembrata prendere la chitarre e suonare qualcosa di allegro, ma dentro quelle note, sono uscite le parole per lui, e per me, per il ricordo, e per la speranza.
E volare
nell'immensità
e viaggiare
ancora
E sentire ancora il fuoco
nel vento e nel cielo
E sognare
che sei ancora qua
e pensare
la tua voce
e muovere ancora un passo
sul tuo sentiero
E scoprire che c'è un posto per noi
e partire lungo una strada che mai
ci spegnerà...
E cercare
una strada tua
e pensare
l'infinito
che ci assale...
...ma non ci vedrà
soffocare
lui ci riempirà...di te...
...di te. E scoprire che c'è un posto per noi
e partire lungo una strada che mai
ci spegnerà...
...e partire
lungo una strada che mai
finirà.
con un abbraccio, Giandil
A capodanno siamo stati in pellegrinaggio.
Io, e sei ragazzi (più Hawk con lo spirito da lontano); i ragazzi di don Renzo, dei campi famiglie a ferragosto, del vivere comunitario tra le alte vette rocciose, dove l'uomo è libero e fa gli incontri più impensabili. Siamo stati in pellegrinaggio a Pratorotondo, ovviamente, e le nostre piccole orme sul sentiero innevato ci hanno riportato nei ricordi gioiosi e malinconici, nel vivere pacifico e straordinario che tra quei monti abbiamo imparato. Ma non vi narrerò oggi di quei giorni, perchè per me l'emozione è ancora troppo vicina, nel bene e nel male.
Io devo scoppiare. E' inevitabile, e l'ho sempre saputo.
Avete mai provato la sensazione di esservi d'impeto così riempiti di emozioni, belle e brutte, di cose, di sensazioni, da non riuscire più a mantenere il controllo, a riordinare, a considerare, individuare...? Vi siete mai sentiti troppo pieni tanto da star male, da essere bloccati, sia nel comunicare che nel discernere in voi stessi?
Credo che, anche se consciamente, si diviene tali, sia necessaria una purificazione, una liberazione, un'esplosione. Sia necessario rompere le dighe perchè la piena passi e nelle reti resti ciò che conta. Poi, il bacino sarà nuovamente capace.
Avete mai provato la sensazione di aver bisogno di tanto tempo per destreggiare il vostro cammino nel meandro di sotto-cammini che si perseguono, di aver bisogno di tempo per guardare le cose che vedete, percepire le cose che toccate, comprendere le cose che assimilate? E siete mai stati così malridotti da scivolare nella paura, nel terrore, che il tempo occorrente rompa e modifichi a suo piacimento equilibri e situazioni così duramente conquistati?
Io devo liberarmi.
Come cercare una pietruzza d'oro in una manciata di sabbia, aprendo le dita per far defluire l'inutile.
Fino a che il palmo resta vuoto, anzi, no, non vuoto, a guardare meglio..
E' lei!
A presto amici miei, Giandil
Sento di affiorare alla veduta mozzafiato della volta celeste. Perchè riesco a vedere l'immensa bontà che mi circonda e i veri doni che un giorno come questo ha recato. Ho attraversato un periodo duro, ma pieno di conquiste, di soddisfazioni. Ho carcato un importante equilibrio fra il silenzio del "mecum vivere" e la frenetica attività quotidiana. Ma sto imparando a imparare tante cose, e capisco quanto spesso io sia inetto e ingenuo e superbo e idiota. Ho scoperto quante persone sono così buone da volermi bene e quante persona meritino un affetto molto maggiore e attento da parte mia. Questa mattina ho chiamato Hawk, insieme ci siamo raccontati i regali di Natale. Non so cosa mi porterà il nuovo anno. Sento che desidero iniziare a camminare con un impegno nuovo, più sincero e diverso, e ricordare sempre che io non sono niente, ma che posso fare del mio meglio con quello che so e che ho.
C'è bisogno di tanto silenzio, c'è bisogno di tante guide, c'è bisogno di momenti forti. Ma per le emozioni indimenticabili occorre abbandonare ogni equilibrio e concedersi tutti al proprio spirito. Perchè la sincerità e la verità siano totali, come il significato. E amare, agire nella prospettiva di amare le altre persone, non se stessi. C'è un momento, in cui c'è bisogno di lasciarsi cadere, di fare un salto nel buio.
E forse, nel buio, sorgeranno le stelle, nella volta celeste.
A presto amici, un augurio per gioia e pace nel nuovo anno,
Giandil
Il tempo aggiusta tutto. Forse, in alcuni casi. Non stavolta. Non quando i vuoti che trovi all'improvviso in te e intorno a te sono tali. Il tempo può solo plasmare il dolore, sempre presente, se viene ben usato. L'abbiamo fatto, Giandil ed Hawk, insieme a Francesco, altro inseparabile fratello di viaggio. L'abbiamo fatto proprio facendo un piccolo, grande viaggio, noi tre, frutto pieno dell'amore di don Renzo. Apparteniamo a tre realtà lontane e diverse di questa città, a tre età diverse, a compagnie diverse. Non nell'essenza. Nell'essenze siamo diventati uniti e fratelli sotto la guida di don Renzo, amanti della montagna, amanti della vita, della musica, dello spirito. Il nostro piccolo viaggio ci ha portato tra i colli sopra Varazze, località Sciarborasca. Qui, in un bianco eremo dove vivono giovani monaci, siamo stati insieme e insieme a don Renzo, attorniati da distese di chiome screziate d'autunno. Abbiamo suonato e cantato, per noi e per lui, pregato, pensato. E condiviso. Da questa breve ma intensa esperienza è uscita fuori una canzone, ovviamente per il don.
Solo qualche frase, per condividere anche con voi i pensieri scritti da noi, seduti tra gli alberi in cima a una rupe ventosa.
"È come se l’anima del mondo parlasse attraverso questo posto"
"lascia il sorriso sul volto quella felicità infinita in cui tu vivi"
"se non si viaggia, e non si osa, non si soffre; ma non si vive"
"Mettetevi la notte di San Lorenzo a guardare
la volta celeste da una montagna, nel nulla..."
Giandil&Hawk, a presto fratelli